Considerazioni sulla Riforma degli Enti di Ricerca

Al Presidente dell’INAF Prof. Nicolò D’Amico

Ai membri del CdA:

Dott. Enrico Cappellaro Prof. Eugenio Coccia Ing. Stefano Giovannini Prof. Marco Tavani

Caro Presidente e cari membri del CdA,

la bozza circolata per il riordino degli Enti di ricerca contiene numerosi elementi di novità su cui intendiamo fare alcune considerazioni.

L’introduzione dello status giuridico per i Tecnologi e Ricercatori sembra andare nella direzione dei principi affermati dalla Carta Europea dei ricercatori: su questo principio generale esprimiamo un giudizio certamente positivo, in attesa di vedere come esso sara’ realizzato in pratica.

A fronte di tale scelta, vengono però soppressi i III livelli funzionali di ricercatore e tecnologo. Questo provvedimento potrebbe avere effetti devastanti e forse fatali sul sistema della ricerca in Italia. L’applicazione di un provvedimento analogo nelle università si è rivelata fallimentare, principalmente a causa del fatto che esso non è stato accompagnato da un significativo stanziamento di fondi che permettesse di risolvere le principali questioni in campo. In particolare non si è minimamente affrontata la situazione del precariato di lungo corso, abbandonando nella terra di nessuno un’intera generazione di giovani e ormai non più giovani scienziati, e impropriamente squalificando i ricercatori, anche con elevata anzianità e curricoli eccellenti, in un ruolo ad esaurimento, senza alcuna prospettiva di carriera. Riteniamo quindi sia assurdo riproporre un progetto dagli esiti tanto disastrosi per gli Enti di Ricerca, anche considerando che tutti i problemi elencati per l’università, sono attualmente presenti, e in misura anche maggiore, negli Enti di ricerca stessi. Mettere a esaurimento i ricercatori equivale a mettere a esaurimento la Ricerca.

Negli ultimi 7 anni è stato ridotto drasticamente il turn-over creando un numero sempre maggiore di precari della ricerca di età media sempre crescente e ciò non per demeriti scientifici dei precari stessi, ma per la mancanza strutturale di fondi e posti. Questo problema è particolarmente esasperato in INAF dove il limite fisiologico del precariato è stato abbondantemente superato e attualmente i precari rappresentano circa il 40% del personale di ricerca. Molti di questi rappresentano le colonne portanti di progetti internazionali sia scientifici che tecnologici. Occorre fare un serio investimento affinché si possa recuperare il gap di assunzioni maturato in questi anni. Al contrario, i precari della scienza (dentro e fuori da INAF), pur non essendo responsabili della loro situazione di precarietà e a dispetto della documentata eccellenza dei loro risultati, si trovano a dover fare i conti con una nuova

impostazione che favorisce i più giovani rischiando di escluderli definitivamente dalla possibilità di continuare a fare ricerca e con la chiara difficoltà se non addirittura impossibilità a potersi riconvertire in altri ambiti.

Parallelamente si è vista una decrescita sempre più marcata delle progressioni dovuta alla mancanza di fondi. Caso esemplare l’INAF che avendo in aggiunta il problema della coesistenza di Astronomi (suddivisi in ricercatori, associati e ordinari con uno status giuridico di tipo universitario stabilito dalla legge D. Lgs. 168/1989) e di Ricercatori/Tecnologi (nei tre livelli) ha visto l’impossibilità di svolgere progressioni interne fino ad arrivare ad una situazione che vede

33 I livello (21 Astronomi Ordinari e 12 Dirigente di ricerca/Dirigente tecnologo) 130 II livello (54 Astronomi Associati + 76 Primo ricercatore)
404 III livello (131 Ricercatori Astronomi + 273 Ricercatori/Tecnologi)

con una chiara sproporzione tra i livelli (a differenza per esempio di altri enti quali l’INFN o le stesse università). Negli ultimi 12 anni si sono avuti solo 12 posti per Primo Ricercatore (di cui 4 attualmente con concorso non ancora concluso), 6 per Primo Tecnologo, 7 per Dirigente di Ricerca e 1 di Dirigente Tecnologo e con circa 200 posti vacanti in pianta organica nelle posizioni di I e II livello. Con questi numeri, l’approvazione di questa legge senza alcun provvedimento per il pregresso implicherebbe avere un Ente con quasi il 70% del personale di ricerca ad esaurimento.

A conferma della gravità della situazione attuale, l’età media dei Ricercatori III livello + Ricercatori Astronomi INAF è intorno ai 48 anni, quella dei Ricercatori II livello + Astronomi Associati è circa 55 anni e quella dei Ricercatori di I livello + Astronomi Ordinari è prossima ai 60 anni. Tale situazione non è attribuibile a demerito dei ricercatori stessi, ma proprio alla mancanza di concorsi e di progressioni. Sottolineiamo, infatti, che, tra i ricercatori di III livello appartenenti a INAF, una larga parte ha partecipato con successo alle abilitazioni universitarie nazionali nel settore FIS/05 che, anche se non sono state pensate specificatamente per le esigenze degli Enti di Ricerca, sono pur sempre una valutazione indipendente della qualità della ricerca svolta nell’INAF.

Anche la norma prevista al comma 6 che prevede che “ai dipendenti che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, appartengono ai livelli soppressi di cui al comma precedente, e’ riservata una quota pari al trenta per cento.” non è certamente in grado di porre rimedio ad una situazione così pesante.

Ribadita la nostra contrarietà alla cancellazione del III livello, per le ragioni su elencate, le proposte specifiche, nel caso la versione definitiva della legge ricalchi la bozza che abbiamo avuto modo di visionare sono quelle di

1) prevedere misure significative per il superamento del precariato di lungo corso con un programma congruo di assunzioni straordinarie strutturato con valorizzazione dei contratti precedenti;

2) inserire nella legge una fase di transizione che includa un meccanismo di progressioni III -> II livello e II –> I livello (per titoli e meriti, distribuite su un arco di anni ragionevole) per permettere di riequilibrare l’attuale distribuzione dei ruoli all’interno dell’INAF ed evitare la situazione paradossale di un Ente con il 70% dei suoi ricercatori posti ad esaurimento.;

3) inserire un comma che preveda che gli astronomi ordinari e gli astronomi associati che, alla data del presente decreto, sono in servizio nell’INAF, siano inseriti nel ruolo unico di ricercatore degli Enti pubblici di ricerca rispettivamente nella I e II fascia funzionale;

4) inserire delle norme transitorie per i Ricercatori astronomi che permettano il passaggio al corrispondente ruolo EPR (ricercatore III livello) che verrebbe posto ad esaurimento nella legge in questione.

Un caro saluto. Presidenza A.R.I.A.A.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *